Il nostro fondatore

Cresciuto nella Torino del dopoguerra e formatosi nell’Università di quella città, in cui insegnavano  Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio, Gian Lorenzo Morteo, Massimo Mila, e che vedeva formarsi giovani intellettuali del rango di Gianni Vattimo, Sandro Gindro si laureava proprio con Nicola Abbagnano, collaborava con Mila e Morteo, approfondendo così, oltre alla filosofia e alla psicoanalisi,  i due amori della sua vita – musica e teatro – che non avrebbe mai abbandonato.

Inquieto, affascinato da Roma, ci si trasferisce, e qui incontra Paolo Perrotti, storico animatore dello Spazio psicoanalitico, con cui affila il suo pensiero psicoanalitico. Nella Roma della fine degli anni settanta che, come il resto del paese, sperimenta le euforie e le follie di quegli anni, ma anche un profondo ripensamento del concetto di salute mentale e l’avvio di quel  processo che porterà alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici e poi alla legge Basaglia, Sandro cerca di coniugare l’idea di una psicoanalisi sociale e rinnovata con le inquietudini di giovani spesso disorientati e in rivolta, con una costante attenzione ai soggetti più fragili.

Prima avvia un laboratorio di musicoterapia in un padiglione del Santa Maria della Pietà, l’ospedale psichiatrico romano che stava iniziando a far saltare le sue sbarre; poi inizia il lungo ciclo dei suoi seminari nei luoghi alternativi della città (dal locale trasteverino del Murales al Convento occupato), e infine al teatro Eliseo.

Nel 1979 fonda Psicoanalisi contro, e nel 1983 esce il primo numero dell’omonima rivista mensile di Psicoanalisi Cultura e Arte. Sono questi gli anni in cui Sandro si dedica con grande intensità alla formazione di giovani medici e psicologi, molti dei quali lo seguiranno sino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2002.

Nel 1987 Sandro fonda l’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, convinto che il contributo di una psicoanalisi, da sempre scesa sul campo sociale e politico, potesse contribuire alla comprensione di una società e delle sue dinamiche, in cui cresceva il numero dei “discontenti”.

Sandro è stato un infaticabile animatore culturale, organizzando seminari, convegni, dibattiti, ma anche festival e rassegne teatrali e musicali, mostre d’arte, sempre anticipando i tempi e sempre portando il suo contributo critico – militante e mai schierato – caratterizzato da un’autonomia di pensiero che lo ha reso una figura unica nel mondo culturale italiano della fine del novecento.