one of our imagesSecondo la mia ipotesi è vero che l’individuo porta dentro di sé ricordi, principi, valori e pulsioni, ma questo patrimonio gli pre-esiste e lo circonda: l’inconscio non è nell’uomo, ma l’uomo è nell’inconscio. [segue]

one of our imagesSecondo la mia ipotesi è vero che l’individuo porta dentro di sé ricordi, principi, valori e pulsioni, ma questo patrimonio gli pre-esiste e lo circonda: l’inconscio non è nell’uomo, ma l’uomo è nell’inconscio. […] Questo inconscio nel quale siamo contenuti si costruisce nel rapporto continuo tra noi e gli altri, tra le nostre e le altrui realtà psichiche; in questo senso possiamo anche dire che l’inconscio sta tra noi e gli altri […] Parlare di un inconscio individuale tutto interno al singolo è comodo per la ricerca e per il ricercatore, in quanto limita e circoscrive molto il campo d’indagine; così pure parlare di inconscio collettivo, con punti di riferimento archetipali immobili e metastorici; più complicato è parlare di un inconscio sociale, articolato, ma mi sembra più realistico. Non credo esista una forma di inconscio collettivo o individuale, dato una volta per tutte ed immutabile. L’inconscio è in continuo rapporto con il divenire dell’ambiente, si costituisce nella relazione tra l’io e l’altro, mutua i suoi contenuti dall’ambiente sociale che contribuisce a sua volta a costruire; le sue modalità non sono universali, per questo io lo concepisco come una struttura in continuo divenire, articolata nelle tre istanze su accennate: istintuale, individuale e sociale

Sandro Gindro, Le ali d’oro di Eros, in “Studi Cattolici”, n. 401-402, luglio-agosto 1994, pag. 466
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